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Biscotto alla banana come da Gail's

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Di solito, tra febbraio e marzo, non manco di andare in Inghilterra. Quest'anno è andata buca: ho cambiato lavoro (non necessariamente in meglio, ma va bene così perché un lavoro c'è e questo è quanto dire) e il primo momento libero sarebbe stato a Pasqua, periodo in cui però non ci troverei il parentame. Alla prima occasione si recupera. Premesso che il lord fratello (notissimo odiatore della banana e capace, dall'odore, di riconoscere la presenza di un milligrammo del saporito frutto tra dieci chili di pecorino sardo o di baccalà), se viene a sapere che biscotti ho fatto, a casa mia non ci verrà mai più, mi sono consolata andando a cercare il sapore del biscotto alla banana di Gail's, panetteria presente in numerosi quartieri londinesi. Il libro con le loro ricette non l'ho comprato perché non m'interessavano tutte, e poi parto sempre dal presupposto che il trucco, il q.b. che non si rivela al pubblico ci sia sempre, ma questa qui, imparata a memoria e annot…

Gli "africani" come a Palermo!

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Palermitani in ascolto, gioite! Arrivano per voi (e non solo, anzi direi più per tutti gli altri che per voi che li conoscete) gli africani, le paste africane, insomma: quelli. Quelli con il cioccolato dentro, fuori, dappertutto. Quelli che a seconda del bar dove li comprate, o sono un'esperienza indimenticabile o vi stendono per tre giorni, da quanto sono pesanti. Quelli che mi piacevano quando ero piccola, magari non più di altre cose, ma... c'era il cioccolato, vuoi mettere? Quelli che a differenza di altri prodotti con nomi ora considerati politically incorrect hanno mantenuto la denominazione storica, lo so perché a dicembre li ho visti nei bar e continuavano a chiamarsi africani. Quelli che, una volta che andate via da Palermo, non trovate più nemmeno ad andare in giro con la lanterna. Anche su Internet, dico.  Infatti, questa potrebbe benissimo essere un'anteprima: la ricetta è frutto di lavoro di semi disperata ricostruzione a partire dalla memoria storica - la mi…

La mousse al cioccolato che non ti aspetti

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Già che si parlava di crêpes, ovvio che potete guarnirle con quello che volete voi, però mi corre l'obbligo di segnalare che la crema della foto ha l'ingrediente segreto. Si tratta di una crema che, la prima volta, ho preparato ad uso individuale un sabato del tipo "quando il marito è al congresso". Essendo una preparazione vegan (non l'avevo scelta per questo, ma per curiosità) la guardavo con un poco di scetticismo. Invece poi l'avrò rifatta non so quante volte, sempre per queste crêpes. Si tratta di una mousse al cioccolato contenente... contenente...
Avocado!
E no che non serve solo per il guacamole...

Ci vuole:
1 avocado maturo1 banana media3 cucchiai di cacao amarosemi di vaniglia, una presa abbondanteuna presa di cannella Quella della cannella non la raccontiamo a Herr Dr.-Dr. il quale, se è messo sull'avviso, dice che ne sente la puzza (sic), ma se non lo sa, poi lecca il piatto. Per preparare la crema ci vogliono 5 minuti esatti se contate la sbu…

Le crêpes arancia-rum di Robert Linxe

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Le crêpes, nel posto da dove vengono, si preparano per la Chandeleur all'inizio di febbraio, e io mi adeguo. Quest'anno me la sono fatta scappare e mi andrebbe nei prossimi giorni di recuperare, il che mi ha fatto notare che la ricetta che preferisco da un po' di tempo non l'avevo mai postata e restava scarabocchiata qua e là. Si tratta delle crêpes di Robert Linxe,  dal suo libro La maison du chocolat, che ho scoperto grazie a Sandra di Le Petrin. Il motivo è presto detto: oltre alla squisitezza del risultato, questa pastella è incredibilmente semplice da preparare e da gestire in cottura. Non so perché, ma a differenza di altri impasti non è necessario ungere esageratamente la crêpière, almeno se è antiaderente, e la ricetta, se preparo un terzo della dose originale, mi permette di ricavare sette-otto crêpes grandi (20 cm.), esattamente quante me ne servono. Nel malaugurato caso che fossero sette, l'ultima si divide.

A seguire la dose originale e, per mia comodi…

Pie di mele alla svedese

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Fosse per le fotografie, io il blog l'avrei chiuso da un pezzo, perché sono rimasta indietro a quando i blog di cucina esistevano soprattutto per scambiare ricette e imparare nuove cose; quindi le mie di solito fanno schifo (le foto dico, non le ricette...), ma queste le ho fatte apposta; in Svezia d'inverno c'è buio peggio che qui che già è quanto dire, e volevo appunto creare l'atmosfera scandinava. L'origine svedese del dolce l'ho scoperta indagando, perché la ricetta (americana) me la dava come svizzera; mi è venuta la curiosità e così sono arrivata alla soluzione dell'enigma.
La cosa non ci importa più di tanto; quello che ci importa è che è facilissima! L'operazione più complicata sarà sbucciare le mele, la pasta possono farla anche i bambini.  Servono 8-8 mele a fettine1 cucchiaio di zucchero misto con 1 cucchiaino di cannella1 cucchiaino di buccia di limone ed uno di succouna bustina di zucchero vanigliato150 g. di burro fuso80 g. di zucchero1/4…

Tarte-mousse al cioccolato e mandorla

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Questa crostata è molto buona, soddisfa anche con piccole porzioni (detto da me sembra strano, ma in effetti devo ammetterlo) ed è anche piuttosto semplice da realizzare, a parte un passaggio che può farvi arrabbiare... se non mi fossi già arrabbiata io prima di voi, così da potervi segnalare dove sta il pericolo. 
La base è la pasta frolla di Pierre Hermé, con la ricetta tratta dal Larousse des desserts. Non la userete tutta, perché si tratta di un dolce da 20 cm; ve ne resterà per dei biscotti. Farina 00, 210 g.Zucchero a velo, 70 g.1 uovo interoBurro a t.a., 125 g.Mandorle macinate a farina, 25 g.Un buon pizzico di salePolpa di mezza bacca di vaniglia Setacciare (separatamente) farina e zucchero. Rompere l'uovo in una ciotola e sbatterlo leggermente. Aprire la bacca di vaniglia e grattarne la polpa sopra allo zucchero. Mettere in un recipiente il burro a pezzetti, lavorarlo un po' per ammorbidirlo e poi aggiungere lo zucchero a velo con la vaniglia, la farina di mandorle, l…

Apfelstrudel sudtirolese

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Questa ricetta avrei dovuto postarla almeno sei mesi fa, per non dire di più, e invece le cose si sono rallentate talmente tanto che ce la ritroviamo ancora tra i piedi... Trattasi dello strudel di mele classico che più non si può, tranne che per una caratteristica fondamentale: quello sudtirolese prevede la pasta frolla, a differenza della versione viennese con la pasta speciale da tirare sottile sottile.  I nostalgici di epoche austroungariche troveranno lo strudel viennese qui. Questa invece è la ricetta per lo strudel tirolese. Lo preparo secondo la ricetta di Gasteiger e colleghi, tratta dal libro So backt Südtirol, e la tentazione di provarne un'altra non mi ha mai sfiorata perché la trovo perfetta così.
Le dosi sono per uno strudel da 8 pezzi corrispondente alla metà della dose originale, che per le necessità di casa mia è troppo grande (ce lo faremmo fuori tutto in due).

Pasta frolla per strudel:
60 g. di burro a temperatura ambiente;50 g. di zucchero a velo;un po' di b…