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Visualizzazione dei post da Novembre, 2010

Tarte Tatin

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Avevo voglia di una torta con le mele, ma di quelle semplici. Per questo, con tante torte tedesche a disposizione, sono andata a ripescare proprio la Tatin. Non vi annoierò con la storia di come sia nata, forse, da un errore di Stéphanie Tatin che avrebbe cotto per errore la torta di mele sottosopra; è troppo nota, si trova dappertutto e poi mica si sa per certo che ruolo abbiano avuto le sorelle Tatin nel rendere famosa la tarte renversée. Un po' però dobbiamo parlare della base: voi come la conoscete, con la pasta frolla o con la pasta sfoglia? Che io sappia deve vincere, tra i due litiganti, il terzo: cioè la pasta brisée, che sta appunto "a cavallo". La pasta sfoglia è troppo untuosa e la frolla troppo dolce. Di recente ho assaggiato una Tatin a Praga (lo so, non è esattamente il posto dove uno si aspetterebbe di trovarla), in un caffé specializzato in pasticceria francese sulla Rytířská: dove, mentre tutto il resto era davvero buono, alla Tatin ho reagito con un no-…

Classic Shortbread

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L'Inghilterra ha fama di Paese disciplinato al limite del "perfettino", cosa che però non vale per lo Shortbread. "Niente grassi, siamo inglesi?" Ma quando mai: il micidiale biscotto di pasta frolla, anzi, frollissima l'hanno inventato proprio loro e adesso ha invaso l'Europa nelle confezioni decorate a tessuto scozzese, rosse o verdi.
Una di queste l'ha portata mio fratello da Londra per mio marito, discreto intenditore dai tempi degli Stati Uniti. Allora ogni tanto ce li compravamo, anche se non mi ricordo di avere mai avuto il coraggio di mangiare un biscotto intero... Però, anche in considerazione del fatto che ormai qui siamo sotto zero e un po' di energie in fondo non fanno male, quando ha finito il pacchetto gli ho fatto trovare un supplemento home made.
Buono, lo Shortbread lo è, specialmente se tenete conto del requisito di base: siccome il burro dev'essere il sapore dominante, e la consistenza, appunto, superarcifrolla, bisogna usare…

Lo sfincione

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Su questo blog lo sfincione alla palermitana era una grossa mancanza: una volta riusciva male la foto, un'altra mancava la macchina fotografica, un'altra volta la luce non andava bene o le porzioni sparivano troppo in fretta... qualche giorno fa sono riuscita a far coincidere tutte le condizioni ed eccovi qua la ricetta a colmare la lacuna!
Dunque, fermo restando che come tutte le ricette regionali ne esistono varie versioni, questa è quella palermitana, che prevede un sugo a base di pomodori, cipolle ed acciughe; esiste poi la variante bagherese, senza pomodoro, ma con l'aggiunta di ricotta fresca, quella con la salsiccia e sicuramente altre che non conosco. Senza contare le interpretazioni innovative, che aggiungono del formaggio nell'impasto, e che io personalmente proprio non apprezzo! Insomma, la ricerca degli optionals la lascio a voi e mi limito a descrivervi il modello base: quello del tipo che viene venduto per le strade, sulla Motoape ovverossia lapa, cioè, al…

Vanillekipferl

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Arriva l'Adventszeit e con essa tutto l'ambaradàn della biscotteria natalizia tedesca! Vi confesserò che quest'anno non ho avuto molta voglia di impastare roba, per ragioni di concentrazione sul lavoro, ma col fratello in arrivo dall'Italia uno che fa? Gli fa trovare uno dei migliori prodotti dell'ingegno teutonico: i Vanillekipferl ovvero cornetti alla vaniglia. I cugini tedeschi dei canestrelli che a lui piacciono tanto, ma arricchiti di mandorle e nocciole... il che manda all'aria qualsiasi proposito salutista, ma ne vale la pena...
La ricetta è quella consigliata da Hans-Peter Fink dell'hotel Sacher: tenete presente che l'impasto va preparato un giorno prima di usarlo. Risulteranno più di quaranta biscottini. Inoltre, è importante usare la vaniglia "vera", quella del baccello: la vanillina in questo caso non funziona a dovere.
50 g. di mandorle macinate a farina;50 g. di nocciole macinate a farina;280 g. di farina 00 (#405);70 g. di zucchero…

Portokalopita

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...ovvero, torta greca all'arancia, che si chiama in greco portokali. Col Portogallo c'entra: da lì sembra che le arance abbiano fatto il loro ingresso in Europa a, così da trarre nome, almeno inizialmente, da quel Paese; anche in italiano, l'arancia si chiamava portogallo in italiano, pe mi dicono che dalle mie parti, a Palermo, un vecchio modo indicare l'arancia detta "vaniglia" è, per l'appunto, pattuallu.
Questa era la prima ricetta che ho inserito nel blog: ma adesso che posso indicarvi meglio le dosi e soprattutto fornire una foto autentica, ho deciso di eliminare il post precedente e riscrivere tutto, perché davvero vale la pena di provare questo dolce che ho scoperto a Serifos, nell'estate 2008. C'era un panificio con annesso zakharoplasteio ovvero pasticceria, sul lungomare, che sfornava decine di interessantissimi prodotti... Quella volta, non conoscendo di che si trattasse, passando da lì nel dopocena, prendemmo una porzione di portok…

Torta alla vaniglia di Praga

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Un paio di settimane fa siamo andati a Praga: rapidissima gita, durante la quale abbiamo cercato di vedere il più possibile aprendoci la strada tra orde di turisti, per buona parte italiani e spagnoli complice il "ponte" del 1 novembre. Noi niente: al massimo c'era il Reformationstag, la festa della Riforma protestante, che io festeggio più che volentieri. Però - e che cavolo - quest'anno cadeva di domenica!
Appunto la domenica mattina abbiamo fatto una sosta in un panificio, dalle parti della via Legerová: panificio normalissimo e super-economico in cui ci ha attratti una torta dal nome impronunciabile di mřížkový koláč. Si trattava di pasta frolla con un ripieno chiaro, che la commessa, al mio "what's inside?" ha descritto come vanilkrém; una crema molto densa, del genere budino. La decorazione invece era di pasta da savoiardo.
L'abbiamo provata ed era buonissima, ma avevamo fretta, non c'era da sedersi e insomma: non ce la siamo gustata come …

Cucchiceddi

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Amanti della mandorla, questi pasticcini sono per voi: compresi i celiaci, perché il quantitativo davvero minimo di farina si lascia tranquillamente sostituire con quella di riso, e. gli irriducibili vegan, perché non contengono latte, uova e derivati.
Per dare un'idea, assomigliano ai pasticcini detti ericini. Ancora una volta la ricetta è di mia zia Elisabetta che mi dice che le cucchiceddi venivano preparate a Sciacca, in provincia di Agrigento; non so cosa significhi il nome, forse ha a che fare con la forma a conchiglia.
Io però ho ridotto un poco il quantitativo dello zucchero: la ricetta della zia prevede un tant pour tant - fifty-fifty in rapporto alle mandorle - ma assaggiando ho visto che erano già dolcissimi ben prima di raggiungere questa proporzione, e considerando il ripieno di marmellata, ho pensato di fermarmi lì evitando quelle dosi assassine.
200 g. di mandorle macinate a farina, senza buccia;Buccia grattugiata di un limone;Una bustina di vanillina;25 g. di farina 0…

Le piparelle

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Viene l'inverno e uno ripensa al mare, e sembra impossibile che fino a due mesi fa - solo due! - si potesse circolare in abiti leggeri e con gli occhiali da sole. Almeno così appare la situazione vista da qui, dove ormai il sole ci ha dato appuntamento per una data ancora da destinarsi. Appunto pensando all'estate, mi ritornava in mente la nostra vacanza di quest'anno all'isola di Salina, dove tra le altre piacevolezze abbiamo conosciuto i biscotti piparelle, tipici della provincia di Messina.
Conosciuto per modo di dire, perché in realtà si trovano con altri nomi anche nella Sicilia occidentale e fanno parte di quei dolci cosiddetti di riposto, cioè secchi, a base preferibilmente di mandorle, che si preparavano per "riporli", per l'appunto, in modo tale da offrirli in caso di visite inaspettate. Per trovare questi biscotti ed altri tipici eoliani, il mostro sacro è la pasticceria Cosi Duci di Malfa; se poi vi trovate in un altro posticino piccolissimo che…

Panini al Quark e mirtilli

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Il coniuge, per quanto riguarda la colazione, funziona a periodi. Venuto su col metodo sciuè sciuè - un bicchiere di latte e via, possibilmente di corsa e in piedi - ci ha messo quarantadue anni per accettare la possibilità che questo sistema sia poco salutare. Non dico convincersi, per quello ci vuole un miracolo; ma solo cambiare abitudini. Del vecchio sistema gli è rimasto che a colazione non si siede nemmeno se lo legate: penso che si tirerebbe su portandosi dietro la sedia. Comunque sia, c'è stato il periodo del müsli, che poi all'improvviso è terminato con la fase del nonmivà, c'è il periodo dei biscotti - quando finisce non c'è problema, perché non esiste una fase nonmivà per quelli, li fa fuori di sera - e adesso siamo entrati, pare, nella fase del Quarkbrötchen. Che poi sarebbero quelli della ricetta che trovate qui, anche loro protagonisti di precedenti entusiasmi da colazione e poi, in seguito a noia da scorpacciate, caduti in disgrazia. Allora ne ho scovato…